500 giorni dopo l’insorgere del virus, il COVID-19 ha colpito personalmente più del 40% della popolazione

Un contesto in rapida evoluzione: un consumatore più ansioso e preoccupato, maggior digitalizzazione, nuove abitudini d’acquisto
17 maggio 2021
Covid Barometer Kantar
Gabriella
Bergaglio

Marketing Director, Insights Division, Italy

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Sono passati ormai 500 giorni da quando l'OMS è venuta a conoscenza per la prima volta di una "polmonite di causa sconosciuta, a Wuhan" il 31 dicembre 2019 e Kantar ha voluto analizzare l'impatto ancora presente e quello che i consumatori si aspettano per il prossimo futuro. 

Grazie allo studio COVID-19 Barometer, attivato subito in Marzo 2020 ed oggi giunto alla 9^ rilevazione, abbiamo oggi disponibili alcuni insight su quanto il COVID ci ha lasciato, ad oggi Purtroppo la situazione non è rosea come avremmo immaginato a suo tempo: il 42% della popolazione mondiale è stato colpito personalmente dal COVID-19. L'8% degli intervistati riferisce di aver contratto il Coronavirus in prima persona (rispetto ai casi confermati pari a ~2% della popolazione globale come riportato dall'OMS), mentre il 23% afferma che un membro stretto della famiglia ne è stato colpito. Il 23% dice anche che un amico stretto ha contratto il virus.

La preoccupazione è ancora diffusa

- L'ansia rimane alta con il 70% che concorda sul fatto che la situazione del Coronavirus preoccupa ancora "enormemente" (contro il 79% nell'aprile 2020). Nei paesi in cui il tasso di vaccinazione è >30% e il numero di nuovi casi è basso, stabile o in calo (leader), il livello di preoccupazione è sceso dal 76% al 57%. Nei paesi in cui il numero di casi non è in declino, il livello di ansia è aumentato dal 75% all'80% oggi.

- La percentuale di coloro che temono di ammalarsi è scesa al 33% nei paesi 'leader' dal 46% di un anno fa. Nei paesi "in ritardo" il tasso è aumentato al 53% contro il 50% di un anno fa.

- Il costo del benessere mentale della pandemia continua a crescere. In totale il 42% degli intervistati ritiene che la pandemia abbia avuto un impatto sulla loro salute mentale contro il 40% nel giugno 2020. I giovani dai 18 ai 24 anni hanno riportato il più alto livello di impatto, seguiti dai 25-34enni. Quelli di età superiore ai 65 anni continuano ad avere il livello più basso di impatto, anche se questo è aumentato dal 21% di agosto al 29% di oggi. I progressi nella distribuzione del vaccino sembrano agire come una sorta di valvola di sfogo, dato che i livelli di impatto riportati sono significativamente più bassi nei paesi "leader" (35%) rispetto ai paesi "in ritardo" (49%).

- La gente, per lo più, accetta di buon grado le regole. Nonostante il calo dei livelli di preoccupazione, la maggioranza (61%) degli individui nei paesi "leader" continua a sostenere di seguire le regole fino alla fine del rischio significativo. 1 su 4 dice che "le regole sono andate avanti troppo a lungo". Preoccupante il fatto che, nei paesi "in ritardo" il 55% è contento di continuare ad aderire alle regole, mentre il 35% non lo è.

- C'è stato un aumento generalizzato dei livelli di comfort per il ritorno ai comportamenti di consumo/sociali, ma i livelli rimangono ancora bassi. Circa uno su tre si sente a proprio agio nel riprendere ad andare in ufficio, dal parrucchiere, a mandare i figli a scuola, a fare acquisti non alimentari, ad andare al bar/ristorante e a viaggiare nel proprio paese. Circa uno su quattro si sente a suo agio ad andare alle riunioni religiose, in palestra e al cinema. Meno di uno su cinque è a suo agio con i grandi eventi, compresi gli sport, e i viaggi all'estero.

- Le fonti di informazione sui vaccini rimangono controverse. Meno della metà degli intervistati descrive il governo, le autorità sanitarie o i medici come fonti di informazione affidabili, suggerendo che i governi devono fare di più per infondere fiducia nelle loro popolazioni.

- Un livello significativo di esitazione sui vaccini continua a persistere, con il 17% degli intervistati che riferisce che probabilmente/definitivamente non si sottoporrebbe a un vaccino. Il tasso di esitazione è più alto nella fascia di età 18-24 anni, dove, per la maggior parte del mondo, l'opportunità non esiste ancora, rispetto all'8% di esitazione per la fascia di età 65+. Sembra essere in gioco la propaganda negativa, in quanto la “preoccupazione per la sicurezza” è la motivazione espressa prevalentemente (41%).

 

Impatto finanziario ad oggi e attese future

- Il 54% degli individui ha subito un impatto sul proprio reddito, mentre il 18% si aspetta ancora che il proprio reddito diminuisca in futuro a causa della pandemia. I giovani (18-34 anni) hanno subito un impatto maggiore con il 62% che ha già sperimentato una perdita di reddito.

- La maggior parte delle persone si aspetta un impatto economico a lungo termine. Una su tre (33%) crede che l'economia si riprenderà rapidamente una volta che la pandemia sarà sotto controllo, un aumento rispetto al 30% di aprile 2020. Solo il 28% di quelli nei paesi "leader" esprime lo stesso ottimismo.

 

Come sta cambiando l'acquisto?

- Prima della pandemia, le persone compravano online a livello globale il 21% dei loro prodotti alimentari. Durante la pandemia questo è aumentato al 35% e si prevede che rimarrà a questo livello fino al 2021. I mercati africani e dell'America Latina hanno sperimentato i maggiori aumenti nell'e-commerce di generi alimentari.

- Le esperienze positive online hanno coinvolto nuove audience, il 49% degli intervistati ha avuto un’esperienza positiva nella spesa online e il 38% crede di ottenere una disponibilità d’offerta migliore online. Più di uno su tre ora preferisce comprare generi alimentari online.

- Sensibilità ai prezzi: il 70% continua a prestare più attenzione ai prezzi rispetto al 64% di aprile 2020, mentre il 58% (+10%) presta più attenzione ai prodotti in saldo.

- Il “localismo” continua ad essere importante. Il 52% di tutti gli intervistati presta più attenzione all'origine dei prodotti, rispetto al pre-pandemia, incluso il 66% degli 'eco credenti'. Il 68% preferisce i supermercati vicini a casa, mentre il 64% pensa che i negozi locali siano importanti per la comunità.

 

A livello personale: che ne è stato di "buone abitudini" e propositi?

- L'eCommerce sta diventando sempre più integrato nelle nostre vite: ora è al primo posto tra le attività che le persone hanno incrementato, rispetto al pre-pandemia, mentre era al quinto nella lista di maggio 2020.

- Le “sane abitudini alimentari” sono scivolate leggermente, precedentemente classificate come l'intenzione #2 per la vita post-pandemia, ora #4 come attività che abbiamo incrementato rispetto al periodo pre-covid.

- Passare del tempo con le nostre famiglie rimane una priorità. Al #3 posto nella lista delle intenzioni di maggio 2020 e al terzo posto nella lista di oggi delle "attività aumentate".

- Le nostre promesse di sviluppo personale sono diminuite. Originariamente #4 nella lista di intenzioni di maggio 2020, il proposito è sceso al #10^ nei comportamenti che ora stiamo facendo di più.

- Zoom è diventato la quinta app di social media più utilizzata dietro YouTube, Facebook, WhatsApp e Instagram, usata da circa due terzi degli intervistati

 

*Lo studio COVID-19 Barometer nella sua 9^ wave, condotta in Aprile 2021, ha intervistato 11.500 persone in 21 paesi per capire l'impatto che la pandemia ha avuto sulla vita di tutti noi... un anno e mezzo dopo

 
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